L’azienda Pallucco

Negli anni ‘70 in alcune città italiane e straniere si formano gruppi di designer e architetti che contestano il razionalismo, allora imperante. Questi gruppi, (Superstudio, e Archizoom a Firenze, Archigram a Londra), elaborano oggetti “radicali” e immagini utopistiche di ambienti urbani. Aprendo la strada al decennio successivo, con le esperienze milanesi di Alchimia e Memphis. Presentati nel 1981 a Milano in una memorabile mostra, gli arredi Memphis disegnati da Sottsass e da altri architetti tra i quali Marco Zanini, George Sowden, Michele De Lucchi, suscitano scalpore per la grande novità formale e linguistica ottenuta tramite accostamenti di materiali diversi, di colori sgargianti e l’uso del laminato plastico con decori appositamente disegnati. Scanzonati e anticonformisti, i mobili e gli oggetti Memphis portano una ventata di euforia creativa nel mondo della produzione industriale, alimentando un nuovo gusto estetico all’insegna della leggerezza e dell’ironia. In questo contesto, nel 1980, nasce l’azienda ‘pallucco’, fondata da Paolo Pallucco. Fin da subito si afferma nel panorama internazionale per l’approccio anticonformista al mondo del design, confrontandosi con designer atipici, creando prodotti irripetibili. Una metodologia operativa che si caratterizza per quella capacità insita nell’assemblare forme e materiali eterogenei in composizioni equilibrate, dalla pulizia e rigore del design, necessari per un processo di lavorazione industriale, ma con una incontrastata personalità delle soluzioni tipologiche, tutte vibranti di tensioni. Riuscire a comunicare il significato sotteso negli oggetti, ogni volta nel modo più efficace, diventa l’obiettivo delle presentazioni delle collezioni del 1987, ancora al Salone del Mobile di Milano e poi, le spettacolari installazioni, fuori del Salone del Mobile, al Mattatoio abbandonato di Milano del 1988 e 1989. Lasciare attraverso le collezioni, dunque, non più solo un prodotto industriale, ma un messaggio, un segno, anche attraverso la coerenza tra il modo di comunicare e il prodotto comunicato. In questo senso lo spazio espositivo doveva costituire il momento più diretto e doveva avere un impatto emotivo sullo spettatore: suscitare interesse o anche perplessità, arrivare al cuore degli spettatori/consumatori. Comunicare per sorprendere, far conoscere, emozionare, obiettivo raggiunto con il coinvolgimento di importanti professionisti in vari settori, dal fotografo Peter Lindbergh per le immagini del catalogo, progettato dal grafico di Comme des garcons, Toji Murata, ai testi visionari del poeta Rilke, ispiratori delle collezioni, alle luci di Henry Alekan, storico direttore della fotografia francese, alle coreografie di Peter Pabst, alle musiche di Seigen Ono, esponente della New Âge Music. Affascinato da questo progetto totale, il gallerista d’arte contemporanea Emilio Mazzoli coinvolge Paolo Pallucco, nella creazione di un progetto artistico con le caratteristiche proprie della sua formazione di architetto e designer. Nascono così “100 sedie in una notte”, lavoro, presentato alla galleria d’arte contemporanea di Emilio Mazzoli a Modena nel 1990 e successivamente alla galleria Kluser di Monaco di Baviera. A completare il progetto, catalogo grafico concettuale impostato da Pallucco e realizzato da Malcom Gibson con prefazione di Fernanda Pivano e l’edizione di un pregevole catalogo-libro d’artista, “Centalogo”, edito in 500 copie numerate, con didascalie di Achille Bonito Oliva. Tale esperienza ha portato al progetto di una nuova collezione di pezzi ad edizione limitata, “Victims”. Patrizia Di Costanzo